Intelligenza intuitiva


1997, Franco Angeli, Milano

L’ipotesi di fondo che viene proposta in questo libro è che l’intuizione non è una facoltà extrasensoriale del tipo premonizione e neppure una logica di un ordine ancora da scoprire, ma è una forma di conoscenza preposta alla produzione del “nuovo” rispetto al noto. Questa forma di conoscenza è dall’autrice denominata “intelligenza intuitiva”, quale capacità essenziale per produrre effettivamente in modo inedito nuove connessioni, nuovi punti di vista, atteggiamenti e comportamenti circa ciò che può essere considerato un problema, sia esso pratico che teoretico o relazionale. Il noto è ciò che già si conosce, è ciò a cui si attinge quando ci si avvicina ad un problema applicando ad occhi chiusi ciò che si è applicato per altre soluzioni. Il nuovo è ciò che non si conosce, è ciò che deve essere ancora prodotto, ma che può essere prodotto solo con l’allontanamento dal noto o dall’atteso, da ipotesi precostituite, sostando nell’incertezza, spaziando in quel vasto dove non si è certi di approdare alla soluzione. Obiettivo del libro è interrogarsi su questa forma di intelligenza e indicarne le caratteristiche per riconoscerla quando la pratichiamo, per non escluderla se non la comprendiamo, per svilupparla e agirla consapevolmente in modo da poter meglio fruire dei suoi effetti risolutori nel processo creativo.
Una scheda di auto-etero osservazione a fine libro consente di valutare la propria intelligenza intuitiva.

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